giovedì, gennaio 05, 2012

UniCredit tra aumenti di capitale ed attacchi



Per dire che il titolo Unicredit sia sotto attacco da parte degli Hedge Fund stranieri, non bisogna essere Sherlock Holmes, basta essere semplicemente il dottor Watson.

Le prime indiscrezioni su attacchi speculativi avviate sul titolo Unicredit, hanno cominciato a trovare le prime conferme, tanto che la Consob ha cominciato a verificare le responsabilità e chiarire le operazioni speculative in essere.

La Consob: ha messo sotto osservazione l'andamento del titolo che ha perso circa il 30% in due giorni. Se la prima ondata di vendite era presumibile data l'operazione di aumento di capitale (a sconto del 43%), sulla seconda i sospetti di operazioni speculative ad hoc non mancano.

Gli elementi in gioco di questa vicenda sono:

1) Il contratto di garanzia di collocamento dell'aumento di capitale da 7,5 MLD di Euro: Il consorzio e’ coordinato e diretto da BofA Merrill Lynch, Mediobanca e UniCredit Cib in qualita’ di joint global coordinator e joint bookrunner ed e’ composto, oltre che da BofA Merrill Lynch e Mediobanca, anche da B.Imi (Intesa Sanpaolo), BnpParibas, Credit Suisse, Deutsche Bank, Hsbc, JpMorgan, SoGen e Ubs in qualita’ di joint bookrunner, da Ing, Nomura, Rbc, Rbs e Santander in qualita’ di co-bookrunner, da Bbva, Credit Agricole Cib, Mizuho International, Mps Capital Services in qualita’ di co-lead manager, e da B.Akros (B.P.Milano), B.Aletti (B.Popolare), Banca Carige, Equita Sim, Intermonte, Investec Bank e Keefe, Bruyette&Woods in qualita’ di co-manager. LE DIMENSIONI DEL CONSORZIO DI COLLOCAMENTO SONO ENORMI, E FORSE MAI VISTE PRIMA. I membri del consorzio di garanzia si sono impegnati a sottoscrivere le azioni ordinarie che non saranno sottoscritte al termine dell’offerta in opzione, mentre i soci storici coprono circa un quarto dell'aumento di capitale, l'aumento si dovrebbe concludere bene.

2) Il prezzo di opzione a: 1,943 con uno sconto incredibile del 43 % rispetto al prezzo teorico calcolato sulla base del prezzo ufficiale di martedi. Ed il rapporto di diluizione del capitale di 2 a 1 terranno sottopressione il prezzo del titolo ed il mercato per un mese circa. “A un prezzo di emissione di 2 euro, molto vicino a quello annunciato, secondo i nostri calcoli la diluizione dell’eps rettificato 2012-2013 è intorno al 65%...il prezzo del titolo sarà sotto pressione durante l’operazione di aumento di capitale, pari al 60% dell’attuale capitalizzazione di mercato”. (Milano Finanza)

3) L'EBA (European Bankin Authority): In pieno credit crunch, questi TEB (TECNO-EURO-BUROCRATI), si fossilizzano come vecchi amanuensi sui libri contabili, sui coefficenti patrimoniali e sull'ILLUSIONE DEL CORE TIRE1 al 9% (Lehman per la cronaca pochi giorni prima del fallimento aveva un Core Tire1 a 11%), considerano carta straccia il debito sovrano e oro colato l’immondizia strutturata depositata nel terzo livello contabile delle banche europee.

4) La luce dell'est (Cantava Battisti): E' presumibile che il mercato dell’Est o altri fantasmi abbiano portato Unicredit ad esagerare le dinamiche di questo aumento di capitale. UniCredit e Intesa Sanpaolo, soffrono per la forte esposizione in Ungheria. "L'Ungheria è sotto tensione finanziaria nelle ultime ore a causa dell'approvazione di una legge costituzionale che minaccia l'indipendenza della Banca centrale ungherese, violando quanto stabilito dal Trattato di Lisbona. In assenza di un aiuto dell'Ue e del Fmi - istituzioni contro cui il governo di Orban si è schierato approvando una legge che viola il Trattato di Lisbona - l'Ungheria rischia il crac finanziario." (Il sole 24 Ore)

5) Il vantaggio: Lo stato italiano deve emettere un collocamento di titoli di stato record entro aprile (pressione sugli spread), Unicredit concluderà il suo aumento di capitale entro il mese di gennaio. Quindi chissà che questo non sia un bene per le future dinamiche della tempesta perfetta “Made in Italy” , tenendo presente che altre banche potrebbero trovarsi nella necessità di ulteriori aumenti di capitale...e li può essere interessante vedere cosa succederà. Il riferimento a Lehman che è rimasta con il cerino in mano non è puramente casuale. Unicredit in questo caso ha preso il toro per le corna e questo potrebbe essere un vantaggio.

Conclusioni: Ci sono attacchi speculativi in essere che sfruttano anche i sospetti che Unicredit prima o poi possa passare di mano e cadere vittima di acquirenti stranieri... e chi compra oltre ad assicurarsi la proprietà del bene, cerca di ottenere anche il massimo profitto. Questo è sempre accaduto, figuriamoci adesso che sono cambiati gli equilibri. Chi sa se durante l'incontro del 11 gennaio il Kaiser Merkel, dia istruzioni al "console" Monti su cosa fare a riguardo...

Per chi vuole scaricarsi il documento di sintesi, questo è il link del prospetto informativo Unicredit.

1 commento:

emanuel ha detto...

UniCredit ha lanciato un'operazione di buyback (riacquisto titoli) di preferred securities e di titoli di debito per un totale di 4,3 miliardi di euro e di 1,1 miliardi di sterline. L'obiettivo è di rafforzare l'indice patrimoniale Core tier 1 e mettere quindi l'istituto in condizione di erogare più credito.

L'offerta, che partirà oggi, è limitata al raggiungimento di 3 miliardi di valore nominale e si concluderà entro il prossimo 3 febbraio.

Il programma, "sarà in grado di generare profitti e, dunque, determinare un impatto positivo sul Core Tier 1 capital, oltre a ridurre l'ammontare degli interessi da corrispondere negli anni futuri in relazione ai titoli acquistati".