mercoledì, aprile 28, 2021

I soldi fanno o non fanno la felicità?

 

I soldi fanno o non fanno la felicità? Il quesito accompagna sia l'uomo della strada che gli studiosi di scienze economiche da numerosi lustri. Il proprio rapporto con i soldi consiste in cosa si pensa, cosa si prova e come ci si comporta. A questo riguardo gli studi per capire il rapporto tra soldi e felicità sono stati numerosi.

 

Il Paradosso della Felicità 

Il primo importante studio può essere individuato nel 1974 con il Paradosso della Felicità (o Paradosso di Easterlin) che, con un approccio innovativo, aveva iniziato a studiare la relazione tra reddito e felicità o benessere soggettivo secondo cui la nostra felicità aumenta all’aumentare del nostro reddito, ma solo fino ad una certa soglia.

Ha stimolato così la nascita di un vero e proprio nuovo ambito di indagine che si occupa di studiare, quelle che sono le determinanti del benessere integrale delle persone, le loro aspirazioni, le opportunità, le libertà, la qualità delle loro relazioni, che, oltre al reddito, influenzano il senso di soddisfazione che ognuno di noi sperimenta rispetto alla sua vita.

Quella che viene chiamata “l’economia della felicità”, ha anche avuto il merito di elaborare nuovi e migliori strumenti di misurazione, nuove metriche e nuove forme di valutazione del benessere (in Italia, per esempio, già da qualche anno, l’Istat affianca alla rilevazione del valore del Pil, quella del Bes, il cosiddetto “benessere equo e sostenibile”).

La soglia viene individuata in quella che possa essere in grado di assicurare che tutti i bisogni primari siano effettivamente soddisfatti in modo più che adeguato. Quei bisogni che Maslow, nel 1954, individuava nel soddisfacimento delle necessità fisiologiche (fame, sete, ecc.) e del bisogno di sicurezza.

Proseguendo nella piramide dei bisogni incontriamo però anche altre necessità progressivamente sempre più decorrelate dal denaro come il bisogno di appartenenza , il bisogno di stima  e i bisogno di autorealizzazione. Sorpassata questa soglia, la felicità degli individui non aumenta più e, in taluni casi, addirittura diminuisce , ecco perché “paradosso” della felicità.

Secondo Easterlin, la chiave per perseguire la felicità sta nello spostarsi verso un altro tipo di “beni”: i beni relazionali. Dedicarci eccessivamente alla ricerca spasmodica del denaro fine a sé stesso, fa sì che si trascuri il tempo per la famiglia, le relazioni, le amicizie, la salute, lo sport. Riappropriarsi di questi beni, invece, può farci essere più felici.


La cifra della felicità

In uno studio del 2010 i due premi Nobel per l’economia Daniel Kahneman e Angus Deaton  avevano individuato in una soglia di 75.000 dollari (basato sugli Usa) il livello massimo oltre il quale 1 euro in più non aumenta la felicità in proporzione. Altri studiosi invece hanno verificato che non ci sarebbero limiti e il denaro continua a influenzare il nostro benessere. 

Kahneman, negli ultimi dieci anni, ha cercato di andare oltre giungendo alla conclusione che, in realtà, gli uomini non cercano davvero la “massima felicità” ma piuttosto la vera aspirazione è la soddisfazione per la propria vita. Prima di giungere a questa conclusione, Kahneman ha studiato approfonditamente la differenza tra ciò che viviamo e ciò che in realtà ricordiamo.

 

Gli 8 principi per la felicità

 Le persone, tuttavia, sovrastimano il ruolo del denaro quando pensano a come sta andando la loro vita. “I soldi fanno la felicità?” ci siamo domandati all’inizio, ma la domanda corretta in realtà dovrebbe essere: “come viviamo la loro presenza nella nostra vita?”  Perché se in senso assoluto possono permetterci di avere il controllo della stessa, allo stesso tempo questo può darsi che non accada.

Lo stress dovuto alla impossibilità di contestualizzarli in alcuni casi può generare infelicità maggiore della sostanza del denaro. Per migliorarne il nostro rapporto proviamo ad individuare alcune regole per permettere di vivere con maggiore serenità il nostro rapporto con i soldi.

1) I soldi come mezzo e non come un fine: Se i soldi vengono visti come un fine a cui tendere, alla felicità in senso assoluto. L’effetto che si genera è quello di Paperon dei paperoni che nuota nel deposito pieno di monete. L’idea di tranquillità economica è oggettiva ma quella di serenità è soggettiva. I soldi in realtà sono un mezzo per raggiungere gli obiettivi. Quindi finalizzare la spesa all’obiettivo ci può rendere maggiormente felici. Quello che conta è cosa ci viene dato in cambio rispetto ai soldi che spendiamo. Stabilire dei traguardi sicuramente aiuta a ridurre lo stress ed aumenta la felicità nel raggiungerli.

2) Parlare di denaro senza timori reverenziali: Spesso le persone hanno convinzioni e pensieri limitanti o negativi. Per esempio, molti ritengono di non capirci niente nella gestione delle finanze personali. Si affidano allora al sentito dire e per sentito dire si commettono degli errori, finendo per fare le cose sbagliate nei momenti sbagliati (investire sui mercati per imitazione più che per strategie). Confrontarsi invece con chi è esperto può aiutare a superare le limitazioni che abbiamo in tale settore.

3) Informarsi e accrescere la propria cultura: cultura finanziaria e capacità di far fronte ai momenti di difficoltà sono strettamente correlati. Maggiore è la conoscenza del settore, maggiore è la capacità di risolvere problemi finanziari della famiglia come maggiore è la capacità di superare le crisi finanziarie che, come ci insegna la storia, sono fisiologiche. La conoscenza parte dal linguaggio: esistono numerosi siti (partendo semplicemente anche da Wikipedia) che aiutano a comprendere i termini ed altri che aiutano ad approfondire. Non serve una laurea in discipline economiche, ma avere le conoscenze minime che ci consentono di addentrarci nel mondo della finanza per poi poter confrontarci con un esperto del settore. 

4) Pianificare e organizzare le proprie finanze: Abbiamo detto sopra che per vivere con meno stress il rapporto con i soldi dobbiamo migliorare la cultura, migliorare le conoscenze base e confrontarsi. Ma soprattutto stabilire degli obiettivi. Questo permette di organizzare strumenti e obiettivi in modo efficiente. Invece di continuare a gestire i propri risparmi alla rinfusa senza una logica senza sapere quanto dobbiamo o possiamo spendere. Alcuni studiosi hanno dimostrato una maggiore capacità di indebitamento dei soggetti che hanno una gestione non organizzata dei propri soldi. Sapere cosa vogliamo o possiamo e come poterlo ottenere è invece direttamente legato alla felicità.

5) Utilizzare regole: hai consapevolezza di quanto entra e di quanto esce? Le grandi aziende lavorano tramite budget e analisi consuntive. Perché tu dovresti fare diversamente? Hai la possibilità, stabilendo delle regole di comportamento, di migliorare la tua centralità rispetto al denaro.

6) Gestire le paure: I momenti in cui abbiamo paura, possono corrispondere ai momenti in cui abbiamo minor controllo sulle nostre azioni. Nel settore dei consumi questo vuol dire procedere ad acquisti folli. L’acquisto compulsivo anche se terapeutico (costa meno lo psicologo), non aiuta le proprie finanze personali, dal punto di vista comportamentale. Un aiuto in tal senso può arrivare da un piano di emergenza organizzato proprio per far fronte a questi imprevisti. Nel settore dei risparmi invece le paure fanno perdere il controllo della propria organizzazione e della gestione delle proprie regole, questo impedisce, di fatto, il raggiungimento degli obiettivi e contribuisce a ridurre la felicità.

7) Un aiuto esterno: nonostante i buoni propositi, non sempre si raggiunge quello che ci si è prefissati. Studiando, organizzando la propria vita, dedicando alcuni giorni al mese ad analizzare i risultati, si fa una fatica immane. Un po' come quando si vuole dimagrire: si inizia  con il fare sport, mangiare sano  ma i risultati non arrivano.  Allora cosa fare? La soluzione più efficace è rivolgersi ad un nutrizionista in modo che gli sforzi siano ottimizzati all’obiettivo. Nel nostro caso l’importante è rivolgersi ad un esperto del settore che ci conduca per mano verso un rapporto meno stressante con i propri soldi.

8) Modificare le proprie abitudini: Per fare cose nuove occorre modificare le proprie abitudini. Non posso ad esempio programmare se faccio conto sull’aiuto dei genitori, oppure se so che all’ultimo qualcuno mi può dare una mano. Nel febbraio 1519 il condottiero spagnolo Hernàn Cortes partì alla volta dell'America Centrale con 11 navi e 508 soldati. Sbarcati sulla costa messicana, il generale vide che i suoi avevano posizionato le navi con la prua verso il mare in modo da essere pronti a fuggire. Sorprendendo tutto l’equipaggio, il condottiero di notte bruciò le navi. Increduli i suoi gli chiesero: capitano, e ora che cosa faremo in caso di sconfitta? Sorridendo, il generale Cortes rispose: resta solo una possibilità: vincere e tornare a casa con le navi del nemico. Proprio con questa “mossa”, Cortes conquistò l’impero azteco. Più ci focalizziamo sulle vie di fuga, meno daremo il massimo per vincere le nostre battaglie.

 

A prescindere da quanti ne vorresti, come vorresti viverli? Quali regole vorresti fin da subito utilizzare per vivere con più serenità la tua situazione finanziaria? Se ti stimola parliamone insieme.

 

Emanuel Bertuccelli



lunedì, aprile 12, 2021

Gli italiani, navigatori in un mare di liquidità

Gli italiani, navigatori in un mare di liquidità 


Gli italiani lo sappiamo, sono notoriamente accumulatori di ricchezza, risparmiatori seriali. Solo durante l’ultimo anno la giacenza media dei conti correnti italiani è aumentata di quasi 200 miliardi di euro, nel mese di febbraio, secondo i dati Abi (Associazione Bancaria Italiana), il volume dei depositi bancari degli italiani ha raggiunto i 1.746 miliardi di euro (fenomeno in costante crescita). Per capirne la misura basti pensare che a fine febbraio 2021 il debito pubblico ammontava a 2.637 miliardi.




Perché gli italiani detengono la liquidità sul conto?

Possiamo ricercare le ragioni per cui la liquidità viene detenuta sui conti correnti sia nelle teorie economiche che nella scienza comportamentale.

Secondo le teorie macroeconomiche, ed in particolare nella teoria della domanda di moneta di Keynes, i motivi possono essere tre: motivi transattivi ovvero semplicemente la domanda di moneta che è necessaria per effettuare le normali transazioni e acquisti, motivi precauzionali che consentono di affrontare eventuali imprevisti, riducendo il rischio di trovarsi in una situazione di scarsità inaspettata della liquidità disponibile ed infine per motivi speculativi in cui una certa quantità di moneta viene detenuta come attività finanziaria nella speranza di lucrare dei guadagni.

Dal punto di vista di scienza comportamentale invece i fattori che possono influenzare il risparmiatore a detenere moneta possono essere molteplici.   A partire dalla reazione alle crisi in cui la paura ed emotività spaventano il consumatore portandolo a ridurre il consumo e aumentare il risparmio, all’aumento dell’incertezza dovuta alle misure di contenimento del virus con il lockdown. Anche la mancanza di educazione finanziaria accentua il fenomeno, tra i G20 gli italiani si collocano all’ultimo posto per conoscenze finanziarie. Secondo Banca d’Italia ci sarebbero oltre 18 milioni di italiani che non utilizzano strumenti finanziari. Infine, un altro importante fattore che causa la volontà di detenere la liquidità sui conti correnti è la bassa fiducia nei confronti degli intermediari finanziari, secondo l’ultimo rapporto Consob circa il 60 % della popolazione italiana non si fida.


Quali sono i rischi di detenere liquidità sul conto corrente?

Nell’anno solare settembre 2019 - settembre 2020 il flusso di incremento della liquidità parcheggiata su conti correnti e strumenti equivalenti, ha registrato un aumento di 121 miliardi. Detenere troppa liquidità sui conti correnti espone però ad alcuni rischi. Ecco i principali:

Rendimenti (sotto) zero e la tassa (nascosta) dell’inflazione: I rendimenti bassi o nulli rendono inefficiente la liquidità all’interno della pianificazione finanziaria delle famiglie. Infatti, lasciare i propri risparmi sul conto ci rende soggetti a dei rischi specifici come quello dell’inflazione ed il rischio del mancato rendimento (costo-opportunità).  L’inflazione erode infatti il potere di acquisto della moneta rendendola così, di fatto, una tassa occulta e perfetta per lo stato.  Per quanto riguarda invece il mancato rendimento occorre vedere come 1000 euro di liquidità restano i nostri 1000 euro iniziali al lordo della inflazione, mentre su un investimento dopo 10 anni diventerebbero in media circa 1150 euro su un mercato obbligazionario e 2241 euro sul mercato azionario .

Fallimento della banca (Bail-in) Letteralmente salvataggio dall’interno. Il salvataggio tramite procedure di BAIL-IN colpisce gli azionisti, gli obbligazionisti della banca ma anche i titolari del conto corrente o con strumenti finanziari equivalenti di raccolta diretta superiore ai 100.000 euro.

Tassa patrimoniale: La patrimoniale è un tipo di imposta che colpisce il patrimonio. È già stata utilizzata nel 1992 sui conti correnti, e nel 2012 sugli investimenti. La prima ha avuto un carattere periodico ed una tantum, la seconda invece è ricorrente e tutt’ora vigente. Anche se nell’immaginario comune la patrimoniale colpisce il conto corrente, l’imposta patrimoniale può colpire anche case e terreni (IMU).

 

Quale può essere la soluzione?

Le polizze assicurative possono rivelarsi la corretta soluzione, in quanto permettono di trasferire il rischio pagando un premio e liberando così risorse dalla liquidità che possono essere destinate ad una ottima pianificazione finanziaria per il raggiungimento degli obiettivi della famiglia (figli, studio, vacanze o acquisto casa).

La pianificazione finanziaria tramite un metodo non solo efficace ma soprattutto efficiente. Le esigenze variano con il variare del tempo, tanto che qualche economista ha parlato del ciclo di vita del consumatore, di conseguenza anche gli investimenti dovrebbero tenere conto di questo aspetto importante.

La regola base da seguire è la coerenza temporale tra obiettivi e strumenti finanziari adeguati. In pratica obiettivi di breve termine dovranno essere raggiunti con strumenti finanziari di breve, compresa la liquidità, obiettivi di medio termine con strumenti adeguati di durata simile (obbligazionari), mentre obiettivi di lungo termine con strumenti tipo azionario o simili. La gestione del fabbisogno liquido invece dovrebbe essere costruita come riserva pari empiricamente a 3/6 mesi massimo di entrate.

  

Il Demurrage: una soluzione (provocatoria) alternativa

La storia ci insegna che il rischio non è nell’investire ma nel non farlo ed il risultato è sempre lo stesso anche se si considerano orizzonti temporali diversi.

Secondo una analisi di Julio Linares e Gabriela Cabaña basata sulla teoria di Silvio Gesell il Demurrage o deprezzamento viene inteso come l’idea che il possesso di moneta non porti degli interessi (e quindi una crescente accumulazione, grazie alla legge degli interessi composti) ma dei costi o, al limite, una scadenza temporanea.

Cosa significa Demurrage?

È il costo del possesso di una valuta. Per la moneta/merce come, ad esempio, l'oro fisico il demurrage è di fatto il costo per tenerlo al sicuro (custodia), insomma, il costo di fermo. Il termine deriva dal diritto marittimo ed è associato ad una penale dovuta se le operazioni di sbarco o imbarco non avvengono entro i termini stabiliti dal contratto.

Gesell ha sviluppato il concetto di denaro libero decadente ritenendo che una moneta decrescente possa aiutare a risolvere la nostra attuale crisi economica e sociale per quattro principali motivi:

Orizzonte temporale: Un orizzonte temporale di breve termine è considerato di maggior valore rispetto ad un orizzonte temporale di lungo termine. Qualsiasi investimento che è in grado di offrire un profitto in maniera più rapida è considerato prioritario rispetto ad una produzione ed un pianificazione di lungo termine.
La quantità di moneta in circolazione è artificialmente scarsa poiché emessa attraverso il sistema creditizio, Al contrario, un moneta con demurrage o moneta decrescente incentiva scelte decisionali di lungo termine attraverso un flusso di liquidità “scontato”. Il demurrage è un modo per rallentare, valorizzando il valore attuale delle cose nel lungo termine rispetto a quello di breve termine.

Trappola della liquidità: le moderne banche centrali hanno teoricamente la responsabilità di stabilire i tassi d’interesse e di gestire l’offerta di moneta al fine di controllare l’inflazione. “Trappola della liquidità” è un termine che gli economisti usano per descrivere la situazione in cui il denaro in un’economia smette di circolare indipendentemente dalle azioni intraprese delle banche centrali per aumentare l’offerta di moneta e condizionare i tassi di interesse. Quando viene meno la fiducia nell’economia e inizia una crisi finanziaria, la gente inizia ad accumulare tutto il denaro del quale riesce a impossessarsi. La moneta decrescente offrirebbe invece una soluzione alla trappola della liquidità ponendo un limite al periodo di tempo durante il quale il denaro può mantenere il suo valore. Come dice l’esperto di valute complementari Bernard Lietaer, è come applicare “la tariffa del parcheggio al denaro”. E visto che nessuno vuole che il proprio denaro perda valore, tutti cominciano a farlo girare.

Integrazione dell’entropia: sappiamo dalle leggi della termodinamica che l’energia non può essere né creata né distrutta, ma soltanto trasformata. La moneta decrescente integra la seconda legge della termodinamica nella teoria monetaria, progettando una moneta destinata alla circolazione anziché all’accumulo. L’accumulo di ricchezza da parte dei nostri attuali sistemi di produzione implica la produzione di una grande quantità di rifiuti, o di energia che aumenta in modo irreversibile il livello complessivo di entropia del pianeta. Attribuendo una durata di vita al valore del denaro, un sistema di moneta decrescente sarebbe in grado di cambiare il modo in cui l’energia viene distribuita e reintrodotta nel sistema (riducendo così gli sprechi). Ciò non solo aumenta la ricchezza percepita grazie alla maggiore velocità di circolazione della moneta, ma rallenta anche il deterioramento della qualità dell’energia (entropia).

Abbandonare l’imperativo della crescita materiale: il modo in cui il denaro è pensato oggi favorisce i creditori e i detentori di moneta. L’interesse positivo sulla creazione del credito porta necessariamente a un’ulteriore crescita economica. Una decrescita monetaria fermerebbe l’imperativo di aumentare la nostra produzione materiale, in quanto il tasso di interesse effettivo su base annua sarebbe pari a zero o negativo rispetto agli anni precedenti, predisponendo piuttosto una crescita qualitativa sia per gli individui che per la comunità. Come Gesell stesso sosteneva: “Poiché l’offerta è qualcosa di indipendente dalla volontà dei possessori di beni, la domanda deve diventare qualcosa di indipendente dalla volontà dei possessori di denaro”. Separare la domanda dai possessori di denaro permette di investire importi complementari in infrastrutture locali, servizi essenziali, sanità e istruzione. La moneta decrescente è fondamentalmente un diverso tipo di denaro che ha il potenziale di rendere l’ecosistema umano più resiliente nel suo complesso attraverso l’introduzione di diversità monetaria, separando le funzioni del denaro in molteplici forme di denaro.

 

Conclusioni

L’unica certezza della nostra vita è il tempo che passa e che il tempo passato non torna. Ogni giorno, quindi, diventa il giorno ottimale per poter pensare a pianificare il futuro, che si abbia venti, quaranta o sessant’anni. Vivere alla giornata, se da una parte produce una erosione del potere di acquisto, dall’altra nel tempo produce mancanza di rendimento.

Utilizzare forme d’investimento come i piani di accumulo (PAC), o Pic Intelligenti (frazionati per modalità di entrata sui mercati), non danno nessuna garanzia di guadagnare nel breve termine, ma se si è  disciplinati e si segue una strategia, tramite il supporto di un consulente finanziario, la mancanza di garanzia si trasforma a mano a mano che passa il tempo in certezza. Le coperture assicurative infine consentono di ottimizzare il rischio associato al patrimonio. 

 

Emanuel Bertuccelli


giovedì, novembre 17, 2016

Investire in Titoli High Yield

Le obbligazioni HY hanno importanti caratteristiche in termini di: volatilità, rendimento a scadenza, rischio default e recupero dal default. 
Il mercato  delle obbligazioni HY a visto un importante afflusso di capitali, in quanto i rendimenti dei titoli governativi sono precipitati in territorio negativo.
Durante la fase di acquisto di fondi o Etf high yield si tende a gettare l’occhio sul rendimento a scadenza (YTM) del prodotto, senza tener conto del tasso medio di default, ovvero quante società HY falliscono in un anno.

Se acquisto un fondo che investe in un settore di obbligazioni corporate con rendimenti a scadenza del 5% e quel settore ha un tasso medio di default del 5%, si può incorrere nel rischio che l'attesa venga vanificata dal default dei titoli.
Fatta la prime ipotesi di fallimento del titolo con valore che precipita a zero, possiamo introdurre una seconda ipotesi, quella che normalmente i titoli non scendono a zero in caso di default. Infatti il titolo avrà un valore che dipende dal recupero in fase di ristrutturazione del debito della società fallita.
Se il tasso di recupero fosse facciamo un esempio del 30% allora vorrebbe dire che della perdita di default del 5% se ne recupererebbe circa  un 1,5%, salvando cosi il risultato a scadenza. 
La percentuale media del tasso di recupero si è assestata nel 2015 al 33%. Il dato in discesa negli ultimi anni è preoccupante se confrontato con il 2001 ed il 2008. Segno anche di un eccessivo deterioramento delle finanze aziendali.
bond
Se possiamo tirare le conclusioni in questo settore speculative grade, il tasso di rendimento a scadenza è veramente un fattore puramente teorico per l'investimento. Questa analisi semplice può essere utile per capire come mai quando facciamo un investimento in un settore del genere in fondi, può capitare di non avere un ritorno sperato.
Saluti EB

giovedì, settembre 22, 2016

Il Market Timing "la pietra filosofale dell'investitore"

Il Market Timing "la pietra filosofale dell'investitore"


Il Market timing è la pietra filosofale di tutti gli investitori. Tutti quelli che hanno fatto investimenti nel tentativo di realizzare profitti facili, hanno pensato almeno una volta a quei film americani dove si compra quando il mercato scende e si vende quando il mercato sale (una poltrona per due al primo posto). Questa che dal punto di vista tecnico si chiama "overconfidence", unita alla scarsa cultura finanziaria può produrre diversi danni.
Vediamo alcuni studi al riguardo per comprendere meglio il fenomeno.
Il Market timing è stato oggetto di studio da parte di R. Bernstein che ha dimostrato attraverso una analisi sui dati di investitori americani dal 1993 al 2013, che il ritorno dagli investimenti medi è stato superiore solo ad alcuni indici asiatici e inferiore al T-Bill.
Da questa analisi emerge il principale fattore che influenza il risultato finale di un investimento,  che è il comportamento tenuto dal investitore durante il tempo di sviluppo della operazione finanziaria.
Tentare di cogliere il momento migliore può essere considerato un esercizio puramente teorico (tale modalità è stata analizzata in un articolo di Business Insider).
In un interessante studio di JpMorgan si dimostra cosa sarebbe successo ad un investitore che avesse investito in un mercato azionario USA togliendo i 10, 20, 30, 40, 50, 60 giorni migliori nel periodo 1993-2013.
Questi i risultati:
Senza interruzione il rendimento sarebbe stato del 9,2% annuo;
Togliendo i 10 giorni migliori il 5,49% annuo;
Togliendo i 20 giorni migliori si scende al 3.02% annuo;
Togliendo i 60 giorni migliori si va addiriuttura in terreno negativo al -4.39%.
Detto questo un errore di valutazione tra entrare ed uscire può portare a modificare di molto la prestazione di un investimento nel tempo.



Gerard Minack sempre nel solito articolo analizza l'indice Nasdaq dal 1997 al 2007 e lo confronta con lo stesso indice, questa volta pesato per i flussi degli investitori. Flussi in entrate ed uscita dall'investimento.
market timing2
Dalla analisi è facile comprendere  che i risparmiatori diventano mediamente più aggressivi quando il mercato è in prossimità dei picchi e più prudenti quando lo stesso è vicino ad un minimo.
Si confermerebbe cosi lo studio di JPmorgan ipotizzando che un Buy and Hold sia la strategia più premiante nel lungo termine.
Sul mercato tuttavia si trova spesso chi si da da fare a spiegare la capacità del controllo della volatilità attraverso la gestione del Market Timing. Il problema è che nella maggior parte delle volte proprio per quanto dimostrato dai grafici sopra rimangono solo intenzioni e belle parole. La volatilità è determinata di volta in volta da fattori diversi e la psicologia dell'investitore è fragile e piena di certezze comportamentali come ampiamente studiato da Daniel Khaneman e questo porta spesso l'investitore a comportamenti non premianti nel tempo.
La soluzione è quella di "fregarsene" del Market Timing, ma di seguire il programma di investimento senza essere influenzati dal rumore di fondo. Alla fine entrare e uscire fa guadagnare solo il sistema sia in commissioni, sia in valorizzazione degli investimenti.
La domanda che l'investitore si deve porre è in realtà questa: quanta volatilità sono in grado di accettare? secondo quanto mi rispondo, stabilisco una strategia e cerco di portarla avanti nel tempo, con serietà e rispetto dei principi iniziali sui quali abbiamo fondato l'investimento.

venerdì, aprile 08, 2016

Andamento Mercati


Mario Draghi ha iniziato l'anno facendo capire bene quali fossero le sue intenzioni. Tanto tuonò che alla fine piovve. Il governatore della BCE ha quindi deciso da dar corso a quanto promesso, con quanto sotto:

1) Tassi di interesse portati a zero;
2) Aumento della Base monetaria;
3) Allungamento del Quantitative Easing;
4) Il tasso sui depositi portato a -0.4%


La Banca centrale europea si è resa disponibile a prestare denaro a tassi di interessi negativi, per quelle banche che investiranno tali cifre nella economia reale. Da questa operazione ne beneficeranno sia le Banche che le aziende.
Questo è un incentivo che aiuterà la politica monetaria europea ad essere più efficace.

Situazione dei Mercati

Mercato Azionario:

Il mercato azionario ha manifestato in quel momento tutte le sue caratteristiche: Incertezza e volatilità. E come risultato ha prodotto incapacità da parte dell'investitore di comprendere cosa stava accadendo. Il giorno della comunicazione il mercato è letteralmente impazzito, prima è salito del 4% poi, a causa di una comunicazione della Germania, è tornato a scendere. Per poi tornare a salire in modo vertiginoso il giorno successivo. In termini tecnici è aumentata in quel momento la volatilità. 

Investire nel mercato azionario (investire in senso generale) dovrebbe essere un pò come osservare la vernice che si asciuga su una parete o l'erba che cresce in un prato, diceva Paul Samuelson, invece di ricercare emozioni. La discriminante tra guadagnare e perdere sta proprio qui, l'emozione condiziona la ragione e se l'investimento non è supportato da una buona e corretta strategia rischia di naufragare.

Mercato Obbligazionario:

L'andamento dei prezzi dei Bond governativi ormai ha raggiunto dei livelli che da punto di vista storico non hanno precedenti.


L'andamento del decennale Usa rappresentato nel grafico sopra, ci indica che siamo arrivati sui minimi secolari. 


Sempre sulle obbligazioni governative, si può riscontrare come un rendimento negativa esista in molti paesi, su diverse scadenze. Questo rende l'obbligazione, un prodotto che non può essere più considerato il "veicolo sicuro" per trasferire il risparmio nel tempo. I rendimenti elevati, secondo il principio della finanza, li possiamo trovare solo dove ci sono rischi elevati. In quel campo di battaglia dove sono presenti numerosi titoli high yield corporate, si combatte solo con le conoscenze, informazioni, competenze e diversificazione.

giovedì, marzo 10, 2016

BCE Taglia i tassi allo 0,0%

 

Draghi in un intervista fa riferimento a cosa sarebbe successo se non avessero mai fatto niente a riguardo. Draghi dice: "se avessimo incrociato le braccia dicendo nein zu allen, no a qualsiasi cosa, ci ritroveremmo con una disastrosa deflazione".
Tasso ufficiale di riferimento: Draghi ha portato il tasso di riferimento al minimo storico, lo 0,0% dal precedente 0,05%.
Tassi sui depositi: I tassi sui depositi sono stati ridotti a -0.40% dal precedente -0,30%.
Tasso di  marginale: quello di rifinanziamento marginale allo 0,25%. Il tasso di rifinanziamento marginale è stato ridotto di 0,05%, rispetto al precedente 0.40%.
Quantitative Easing: Contemporaneamente Draghi ha promosso l'acquisto di 80 Miliardi di euro di Bond (aumentato rispetto i 60 Miliardi precedenti). Adesso si parla di acquisto anche di obbligazioni corporate.
T-LTRO: Sono state inoltre introdotte quattro nuove aste T-Ltro della durata quadriennale a partire da giugno. Lo scopo in questo ultimo caso è quello di arrivare alla economia reale attraverso tassi bassi. La BCE presterà liquidità illimitata agli istituti che fanno credito all'economia. La BCE pagherà un tasso di interesse tanto più negativo, quanto più faranno credito.
Si pensa di rinforzare la ripresa attraverso lo stimolo dei crediti e di conseguenza lo stimolo di consumi ed investimenti durevoli favoriti dai tassi bassi. Draghi fa anche riferimento che i tassi potrebbero rimanere bassi per lungo tempo.
La vendetta della germania non è tardata, infatti  Francoforte ha comunicato di aver tagliato le stime sulla inflazione 2016. E le borse sono cadute in territorio negative dopo un interessante rally. 

sabato, febbraio 20, 2016

Tra Rischio e Rendimento



Le frustrazioni degli investitori derivano dalla mancata conoscenza e comprensione dei rischi finanziari, occorre notare che c'è una divergenza sul significato che si può dare al concetto di rischio:i tecnici si riferiscono a qualcosa di specifico che sfugge alla comprensione dell'uomo comune, il non addetto ai lavori individua nel concetto di rischio, solo come perdita generica.

Partiamo da cosa intende la finanza per Rischio:

Genericamente in finanza per rischio si intende la probabilità di ottenere un rendimento diverso da quello atteso (in senso positivo o negativo e già qui si nota una differenza importante dal concetto di rischi espresso dal senso comune).

Analiziamo alcuni aspetti di rischio:

Il rischio specifico:

Il Rischio specifico è quella tipologia di rischio che si corre quando il risultato dell'investimento è legato a pochi strumenti finanziari o un singolo strumento finanziario. Se io investo il 50% del mio portafoglio su di un titolo e l'altro 50%  su un altro titolo, allora il risultato del mio investimento è legato alla sorte di questi due titoli, ed alla sorte di due soli emittenti. Il rischio incontrollabile a cui mi espongo è dovuto anche alle asimmetrie informative e/o sistematica mancanza di informazioni che ha il sottoinsieme degli investitori rispetto all'insieme del mercato. Il rischio in questo caso è la possibilità concreta di perdere tutto l'investimento. Il caso Banca Etruria ne è un esempio, se metto tutto il patrimonio su un unico titolo e la banca fallisce non ho possibilità di recupero.

Il rischio sistematico:

Se invece acquistiamo molti titoli, di molti emittenti, di diversi paesi etcc... Il concetto di rischio cambia, non è più un rischio tipo: "perdo tutto". Ma il rischio diventa la "normale oscillazione del mercato" nel quale si sta investendo. Questo è un rischio sistematico, il rischio normale di sistema, un rischio che non è ulteriormente diversificabile, ma che si può eliminare con il normale decorso del tempo.
L'eliminazione del rischio specifico passa attraverso l'acquisto di: Indici, fondi, etf.
Il rischio in generale è calcolabile statisticamente in termini di "deviazione standard" detta anche volatilità. La deviazione standard misura la variazione dell'indice rispetto al rendimento medio dello stesso. Cosi una deviazione standard del 5% indicherà oscillazioni del 5 per cento in più o in meno rispetto al rendimento medio nel 68% dei casi.

Il rischio del gestore:

Abbiamo visto come aumentare il numero dei titoli riduce il rischio specifico a favore del rischio sistematico. Acquistare un fondo ci può aiutare. In questo caso però si generano due nuovi tipi di rischi. I fondi possono essere a replica passiva di un indice o a gestione attiva (cioè tentanto di battere un indice di riferimento). In tutte e due i casi abbiamo il rischio di gestione.
Nei fondi a gestione passiva il rischio di gestione si palesa dal momento che: il fondo replica l'indice di riferimento ad esempio obbligazionario e quel particolare tipo di obbligazionario va in crisi. In questo caso la fedele replica dell'indice mentre dal lato riduce il rischio specifico a sistematico, dall'altro espone l'investitore al mancato intervento che non consente di eliminare comunque il rischio collegato all'indice di riferimento.
Nei fondi a gestione attiva, la capacità del gestore consente di ottenere risultati superiori all'indice, in questo caso tuttavia ci si espone al rischio di incapacità dello stesso. E dato che il mercato è un gioco a somma zero, sicuramente a fronte di un gestore capace di estrarre valore ne troveremo un altro incapace di generare valore negativo.

Rischio di "market timing":

Il rischio in questione è un tipo di rischio "subdolo", in quanto non ha termini di paragone. Nei 16 anni precedenti il 2000, il rendimento medio dei fondi azionari distribuiti in America è stato del 14% annuo. Il rendimento medio degli americani che hanno investito negli stessi fondi è stato del 5,3%.
Questa differenza è dovuta al comportamento degli investitori: al momento di entrata ed uscita dai mercati, al rischio quindi di "market timing".
Il momento di entrata ed uscita dal mercato da parte dell'investitore finisce per limitare i guadagni nel tempo (che avrebbero potuto essere maggiori semplicemente stando fermi).
Una scelta sbagliata porta nel tempo a delle perdite irrecuperabili (dovute al tempo che ormai è trascorso e che non torna).
Quando si decide di fare un investimento in base ad una previsione, il vero risultato lo porta il mantenere la posizione pianificata (fermo restando una corretta pianificazione). Infatti una volta che abbiamo stabilito un investimento e cominciamo a modificare la scelta in funzione dell'andamento del mercato, ogni errore comporta l'obbligo di un rendimento doppio per recuperare il danno causato e se mettiamo insieme due tre scelte temporali sbagliate è facile intuire l'effetto sul risultato finale.
Un risparmiatore non deve mai fare operazioni sugli investimenti fatti in base a previsioni circa l'andamento del mercato. Le operazioni di acquisto e vendita devono essere guidate dalla esigenze finanziarie di risparmio ed obiettivi. E' provato che gli spostamenti per cercare di battere il mercato, producono nel tempo gravi perdite.

Rischio liquidità:

Per rientrare di quanto investito si può aspettare la naturale scadenza del contratto, ovvero vendere lo strumento sul mercato.
La vendita di uno strumento sul mercato tuttavia dipende dalla presenza di potenziali acquirenti. Se possediamo uno strumento finanziario che non viene scambiato molto frequentemente, ci si espone la rischio di non trovare la controparte. L'impossibilità di trovare una controparte con facilità viene compensata con la possibilità di vendere sottocosto il prodotto finanziario rispetto al valore "corretto" di mercato.
Questo rischio viene superato utilizzando strumenti con forti scambi giornalieri sul mercato.
Investire in obbligazioni non quotate della propria banca è invece un modo per esporsi a questo rischio.

Rischio valutario:

Il rischio valutario dipende dalle oscillazioni dei rapporti di cambio. Il cambio aumenta le variabili in gioco. Un investimento può salire, rimanere stabile o scendere. Vi sono quindi 1 probabilità su 3 di fare la scelta giusta. Se aggiungiamo anche la valuta allora si aggiungono altri 3 scenari (la valuta si apprezza, rimane stabile o si deprezza), di conseguenza abbiamo uno scenario di probabilità estremamente complesso. Difficilmente comprensibile o contenibile da un normale risparmiatore.

Da quanto visto possiamo capire come in tutto questo la mancanza di formazione, informazione ed infine consapevolezza da parte degli investitori, può causare delle distorsioni notevoli tra quello che sarebbe giusto fare e quello che è meglio non fare.

Buon investimenti a tutti.



domenica, dicembre 13, 2015

Obbligazioni Subordinate queste sconosciute



Negli ultimi giorni si parla molto di obbligazioni in particolare di obbligazioni subordinate. Era da diverso tempo che circolavano informazioni circa i rischi che correvano i potenziali acquirenti di questi titoli. Naturalmente si deve verificare un caso come quello della Banca Etruria per risvegliare l'interesse degli italiani in un settore dove ormai con il Bail-in non si può dormire sogni tranquilli.
La quantità in circolazione di questa struttura è circa 60 Miliardi di euro, per un totale di circa 360 emissioni. Cerchiamo proprio per questo di comprendere cosa sono le obbligazioni subordinate e come funzionano:

Le obbligazioni subordinate:

Le obbligazioni subordinate sono una particolare categoria di bond.
Il rimborso di queste obbligazioni in caso di procedura fallimentare dell'istituto bancario è "subordinato" a quello dei creditori ordinari (privilegiati o chirografari). In pratica l'acquirente di questo particolare tipo di obbligazioni è un creditore di basso livello.
Tale investimento fa assumere all'investitore un livello di rischio simile a quello che avrebbe in caso di acquisto di Azioni. Il creditore essendo "subordinato", di fatto partecipa al rischio di impresa, e questo lo espone al rischio di poter perdere il 100% del capitale in caso di dissesto della azienda di credito che emette il titolo.
Ancora peggio, non tutti sanno che le perdite possono verificarsi anche nel caso in cui l'istituto di credito si trovi in difficoltà operative.
Dal punto di vista tecnico i titoli andrebbero considerati in base al "rischio" e non in base al "rendimento". Infatti spesso capita che molti risparmiatori facciano fatica a distinguere questa tipologia da altre obbligazioni, utilizzando come metro di misura solo il rendimento e analizzando il rischio solo attraverso: credenze, convinzioni o peggio per sentito dire (dissonanza cognitiva).

In questo contesto le obbligazioni "subordinate":
  1. Vengono acquistate dai risparmiatori perché offrono un rendimento più alto (difficilmente viene letto il prospetto informativo: lungo, noioso e pieno di termini incomprensibili per un comune risparmiatore).
  2. Vengono collocate dalle aziende di credito poiché sono più economiche delle azioni, eppoi hanno quel bel nome commerciale Obbligazione, che porta tutti a pensare ad una cosa sicura. Se fossero chiamate genericamente Capitale di Rischio, probabilmente avrebbero un minore appeal.
Le obbligazioni subordinate di dividono in:

Obbligazioni subordinate TIER I

Questa tipologia di obbligazioni ha le seguenti caratteristiche: Il loro rimborso è subordinato a quello di tutti gli altri creditori obbligazionari. La cedola può essere cancellata (quindi non viene più pagata) per sempre nel caso in cui l'azienda sia in condizione di non pagare il dividendo. In caso di insolvenza il rischio è pari al 100% del capitale.

Obbligazioni subordinate UPPER TIER II

Queste obbligazioni hanno un ordine di rimborso privilegiato rispetto alle TIER I ma il loro rischio rimane comunque alto perchè rimangono subordinate rispetto a tutti gli altri titoli obbligazionari. Rispetto alle TIER I non prevedono una cancellazione della cedola (in caso di perdite della azienda di credito), ma solo la sospensione fino al primo esercizio in utile.

Obbligazioni subordinate LOWER TIER II

Hanno scadenze abbastanza lunghe e sono quelle maggiormente emesse. In questo caso le cedole vengono bloccate solo in caso di grave insolvenza. Il rimborso anticipato è subordinato al benestare della Banca d'Italia. La durata è maggiore di 5 anni o indeterminata (in questo caso viene comunicato il rimborso con un preavviso di 5 anni).

Obbligazioni subordinate TIER III

Hanno scadenza molto breve 2/4 anni, sono i meno rischiosi dei subordinati, ma i più rischiosi delle emissioni tradizionali.



RIPORTIAMO DUE CASI REALI PER MEGLIO COMPRENDERE (liberamente tratto dal fatto quotidiano, a cura di Carlo Foggia):

Le obbligazioni subordinate – titoli a rendimento elevato e per questo ad alto rischio – sono state azzerate come previsto dal meccanismo di “risoluzione” delle crisi bancarie previsto dalle nuove norme Ue.
Questi strumenti vengono sottoscritti firmando contratti con questi titoli: “IT0004931405 BPEL 28/06/13-28/0618 2,5% SUB”.
Per le norme italiane, il risparmiatore sa che SUB sta per SUBORDINATE. Alla firma viene richiesto di confermare di essere a conoscenza che “copia del prospetto di base e relative condizioni definitive possono essere richieste presso la sede di Banca Etruria spa in Arezzo”, ma anche sul sito.
Il prospetto informativo è come il libretto dei medicinali che avvisa dei possibili effetti collaterali. Solo che alcuni vengono aggiunti dopo, per obbligo della Consob, l’autorità che vigila sulla Borsa: questo è successo diverse volte a PopEtruria nel 2013.
  • Un risparmiatore ha firmato l’ordine d’acquisto dell’obbligazione di cui sopra il 4 giugno 2013.
  • Dieci giorni dopo, Consob approva un “supplemento al prospetto”, che contiene notizie molto più allarmanti sullo stato della banca. A quel punto il risparmiatore aveva 6 giorni di tempo per revocare l’ordine con una richiesta “da consegnare in filiale”, ma nessuno lo avvisa e di certo non inciampa per caso nel sito della Consob: ha perso 20 mila euro.
Con un’altra subordinata la storia è anche peggiore.
  • La IT0004966856 viene collocata a ottobre 2013.
  • Due mesi dopo, Consob approva il solito “supplemento”. Cosa aggiunge? Questa frase, ripetuta 7 volte: La “risoluzione”, ove “ne ricorrano i presupposti, può essere condizionata a una previa condivisione degli oneri anche da parte di coloro che hanno sottoscritto titoli di debito subordinato”. Tradotto dal burocratese: in caso di salvataggio si perde tutto.
  • Lo scrive due mesi dopo, il 23 dicembre. Da quel giorno il risparmiatore ha “due giorni di tempo”per imbattersi sul sito della Consob e tornare indietro (e considerando la data il 23 dicembre mi domando se le persone siano cosi attente a questi fatti).
Quindi occorre analizzare bene le obbligazioni acquistate in modo da comprendere bene il rapporto rischio rendimento. E diversificare sempre in ogni modo. Per ogni altro tipo di informazione sono a disposizione.

martedì, novembre 03, 2015

Le Bolle Speculative

«Gli uomini, com’è stato ben detto, pensano in branco: si vedrà che impazziscono in branco e recuperano la ragione solo lentamente, e a uno ad uno».
(Charles Mackay)

Cosa è una Bolla speculativa? Una bolla speculativa potrebbe essere spiegata come una sistematica deviazione dei prezzi da un livello definito "normale" in un mercato efficiente. Il fenomeno è caratterizzato da tempi più o meno rapidi, dalla crescita continua dei prezzi di attività finanziarie (azioni) e non finanziarie (tulipani). La crescita è determinata da una continua pressione della domanda non giustificata da una tangibile ragione economica. In tutti i casi l'aspetto più importante è la componente irrazionale a prendere il sopravvento.

Sviluppo della Bolla Speculativa:

La bolla speculativa per formarsi ha bisogno di ingredienti, un pò come una buona torta, o dal puntio di visto meteorologico delle condizioni adeguate per il verificarsi di una tempesta.
Per lo sviluppo di una bolla speculativa vi devono essere (secondo l'economista C. Kindlerberg 1978) tre elementi:

1) L'interesse degli investitori su un oggetto di investimento (anche una innovazione);
2) La componente speculativa (palesata da continui guadagni nell'immediato);
3) Un effetto moltiplicativo generato dall'affacciarsi sul mercato di investitori inesperti (pieni di Bias);

Un bene in senso lato, che improvvisamente si apprezza, attira l'attenzione da parte degli investitori che vedono in esso la possibilità di guadagnare tanto in poco tempo. Ecco che la domanda comincia ad aumentare e tale spostamento della domanda, implica continui aumenti dei prezzi. A questo punto il meccanismo si può dire innescato. L'effetto psicologico e la paura di perdere un occasione di guadagno creano un costante afflusso di nuovi acquirenti o meccanismi di acquisto simili all'accaparramento. L'euforia attira gli investitori non-professionali. Questo tipo di investitori, sono solitamente restii ad investire (avversi al rischio), ma vengono in questa fase allettati dalla speranza di registrare cospicui guadagni rivendendo il nuovo prodotto a prezzi superiori (bias). L'euforia diventa contagiosa e si autoalimenta e si riverbera nuovamente sul sistema economico tramite il meccanismo delle aspettative. La bolla finanziaria non può essere spiegata solitamente da modelli: matematico-statistico, il fenomeno infatti è di fatto una anomalia di mercato, frutto di una vera e propria "febbre" collettiva. Un fenomeno irrazionale.

Il collasso della Bolla Speculativa:

Nella fase di crescita, l'eccesso di profitto che si genera sul mercato continua a richiamare nuovi entranti nel mercato. La nascita di nuove società creano ulteriori possibilità di guadagno. Si fa uso in modo eccessivo della leva finanziaria, gli investimenti tendono a superare il capitale a disposizione con possibilità di moltiplicare i guadagni ma anche le perdite. Piano piano, la liquidità del sistema comincia a diminuire, aumentano i tassi di interessi (che tendono a contrastare la crescita economico-finanziarie). L'aumento dei tassi di interesse, determina maggiore onerosità dei prestiti. Con il passare del tempo chi ha preso a prestito nell'intento di lucrare comincia a trovarsi in difficoltà e deve iniziare a vendere per ripagare i prestiti e successivamente per ridurre le perdite. La bomba Bolla è innescata. Le vendite sono inarrestabili e i prezzi cominciano a precipitare, il panico colpisce gli investitori non-professionali. E il meccanismo tende ad autoalimentarsi verso il basso. Con effetti catastrofici per gli investitori incauti.

Ma vi è anche dell'altro, altre componenti che possono emergere ripercorrendo brevemente le più importanti bolle speculative nella storia.

Le bolle speculative nella storia

La Tulipomania

Nel 1660 scoppia la prima bolla della storia. La "Tulipomania". I fattori principali della crescita e dello scoppio della prima grossa bolla speculativa furono due: 1) il popolo Olandese nutriva una forte passione per questo fiore; 2) Il fiore aveva colori indeterminati causa una malattia del bulbo. Questi due elementi furono la base del primo grosso fenomeno di "herd instinct" della storia. Si diffuse la convinzione che questo fiore fosse un investimento interessante al pari dei metalli preziosi. Il prezzo aumentò in modo esponenziale. All'epoca un salario medio annuale ammontava a 400 fiorini, un bulbo arrivava a costare 3000 fiorini l'equivalente di 40.000 euro attuali.
Dopo poco il prezzi crollarono, panico e sfiducia sgonfiarono un mercato fuori controllo, molti investitori specialmente gli ultimi arrivati furono ridotti in miseria.

La Bolla della compagnia dei Mari del Sud 1700

La compagnia dei Mari del Sud era una spa che commerciava con il Sud America nel diciottesimo secolo. La Compagnia fu fondata nel 1711 dal Ministro delle Finanze inglese Robert Harley, in quale conferì alla compagnia diritti esclusivi (monopolio) nel commercio con le colonie Spagnole in sud America.
Harley doveva inventarsi un modo per ripagare i debiti che l'Inghilterra si era accollata per le spese di guerra relative al conflitto di Successione Spagnola, che terminò nel 1713. Il Ministro non potendo fondare una Banca (l'unica Banca per legge poteva essere la Banca d'Inghilterra), fondò una società commerciale, il cui scopo finale era quello di ripagare i debiti della Corona.
Il fantastico Ministro Harley allora convinse i detentori di buona parte del debito pubblico Inglese di scambiarlo con azioni della nuova Compagnia. Il governo garantiva i finanziamenti e fondi alla compagna per un ammontare di dieci milioni di sterline e pagava agli azionisti un tasso del 6%.
Secondo lo schema Harley, i nuovi azionisti si garantivano una cedola annuale per il loro rischio. Il governo avrebbe pagato gli interessi attraverso le tariffe sui beni importati dal Sud America.
Il Trattato di Utrecht del 1713 garantì alla compagnia di inviare una nave merci all'anno e conferi alla stessa il diritto di fornire schiavi Africani alle colonie Spagnole.
La compagnia non fu operativa fino al 1717, fece quindi bassi profitti.
I rapporti fra Spagna e Gran Bretagna si deteriorarono, creando problemi ulteriori.
Nonostante questo i responsabili della compagnia rassicuravano gli investitori che avrebbero fatto enormi profitti.
Nel 1719 la Compagnia dei Mari del Sud propose un ulteriore schema di acquisto del debito pubblico inglese contro azioni con cedole del 5%. Anche la Banca d'Inghilterra e la Compagnia delle Indie cominciarono ad interessarsi al fenomeno. In poco tempo, dopo circa un anno la Compagnia dei Mari del Sud arrivò ad acquistare circa l'80% del debito Inglese.
Dopo di che i responsabili della Compagnia cominciarono a fare Aggiotaggio , mettendo in giro voci di ogni tipo per far aumentare il prezzo delle azioni. Nel gennaio del 1720 i prezzi della compagnia erano 125 Sterline, a maggio dello stesso anno erano 550 Sterline.
Le azioni venivano date anche ai politici al loro prezzo di mercato, tuttavia essi, anzi che pagarle in denaro, le tenevano su un conto e si riservavano il diritto di rivenderle ricevendone i profitti. I politici contribuivano a fare pubblicità alla Compagnia dei Mari del Sud, proprio perchè interessati nell'investimento.
La compagnia metteva in giro l'elenco degli Azionisti più potenti e continuava a far crescere l'aura di rispettabilità che attraeva nuovi acquirenti.
Il prezzo era decuplicato in meno di un anno ad Agosto del 1720 il prezzo della Compagnia sfondò barriera 1000 Sterline. A quel punto si innesco un processo inverso le vendite furono talmente massicce che spinsero il prezzo delle azioni entro la fine dell'anno al valore di 100 Sterline, causando la bancarotta di tutti coloro che avevano comprato le azioni a credito.
L'effetto domino non si fece attendere, facendo fallire i vari prestatori di soldi che non potevano riscuotere i loro crediti. Un inchiesta dimostrò varie frodi da parte degli esponenti della Compagnia e numerosi casi di corruzione nel Governo, ministri compresi.
Il successivo Ministro delle Finanze Robert Walpole, dovette introdurre nuove misure legislative per riconquistare la fiducia dei cittadini. Vennero confiscati i beni dei direttori della Compagnia dei Mari del Sud. Le azioni della Compagnia vennero ripartite tra Banca d'Inghilterra e Compagnia delle Indie.
La compagnia rimase così come una struttura finanziaria che gestiva il debito pubblico e venne abolita nel 1850.
Sempre nel 1700 si ricordano: il castello di carte creato dal finanziere Law con la sua Compagnia francese delle Indie occidentali - crollata nel 1720 -, le ondate di speculazione nell'Inghilterra del 1772 e 1793, o di William Duer e Alexander Macomb nei confronti dei titoli azionari detenuti dalla Bank of  New York (USA, 1792), il crollo degli assignats durante la rivoluzione francese (1797).

La Bolla delle ferrovie inglesi del 1800

Nel 1800 il motore trainante dell'economia europea fu la rivoluzione industriale. In questo contesto il commercio triplicò nel giro di pochi anni. L'invenzione, l'innovazione che entrò nell'occhio degli investitori fu il treno.
Nel 1802 fu brevettato il primo treno, che entrò in funzione nel 1804. Il 27 settembre del 1825 fu inaugurata la prima tratta ferroviaria tra Darlington e Stockton. Tra il 1850 e il 1870 la rete ferroviaria inglese triplico di dimensione ed il fenomeno si estese entro al fine del 1800 a tutta l'Europa.
In tutto questo si sviluppò una mania speculativa collettiva che come nel migliore schema ripetitivo portò alla rovina migliaia di persone. Anche in questo caso il nuovo mezzo portò all'idea di raggiungere guadagni abnormi. La ricetta prevede come in altri casi: irregolarità, informazione manipolata, ed un boss della situazione, in quel caso il suo nome era George Hudson detto anche "il re delle ferrovie". All'apice della carriera ricevette anche l'onore di avere una statua come nuovo ricco, passò dal parlamento ma a bolla scoppiata, fu scoperto che usava pagare i dividendi dal capitale. Morì povero e senza un soldo. Al suo apice nel 1846, 272 erano le società che operavano nel settore. Furono create per costruire il sistema ferroviario inglese ma molte fallirono, anche a causa della politica di governo. Il governo prima abbassò i tassi di interesse, prelevando denaro dalle azioni ferroviarie e non dai titoli di Stato. Successivamente la Banca d'Inghilterra alzò di nuovo i tassi, facendo uscire i soldi dalla vendita delle azioni ferroviarie. Il prezzo delle azioni scese rapidamente. Insomma tra il 1844 e il 1847, in Inghilterra accadde di tutto, quando arrivò il crollo, le azioni persero più dell'85% del valore, portando con se i risparmi delle famiglie e molte aziende.
Si pensi che, si contavano 18 giornali ferroviari tra cui il Railway Times, il Railway Telegraph, la Railway Review, la Railway Gazzette, il Railway Engine ecc., anche se poi solo tre sopravvissero alla bolla.
Il 1800 non vede solo la bolla delle ferrovie ma tante altre anche in altri paese basti ricordare: la bolla delle obbligazioni sud-americane (Inghilterra 1825), quella provocata dai canali francesi (1827), Fallimento della banca Overend e Gurney a Londra (1866), la bolla immobiliare australiana (1893), quella dell'oro e dell'argento (USA, 1893)

Le bolle nel 1900

A) Inizio secolo

Il 1900 iniziò con la bolla del caffè (USA 1907), ed il panico del 1907 con il calo di quasi il 50% dei valori del mercato. Analizzando quello che era capitato si individuarono alcuni fattori scatenanti questa crisi: credito facile, manipolazioni dell'alta finanza, ed eccessiva speculazione nel settore immobiliare. La crisi derivante dalla speculazione nel settore del Rame (che vide coinvolti Heinze con la United Cooper e Guggenheim) innesco il crollo.
C'è da dire che in quegli anni si vide all'opera un banchiere che effettuò quella che si potrebbe chiamare un quantitative easing "pre-Federal Reserve". Il banchiere JP Morgan mise in piedi parecchia liquidità anche grazie ad un prestito del governo. Il successivo acquisto di titoli riportò la calma sul mercato.
A seguito di questa crisi fu istituita un'indagine della National Monetary commission, e successivamente a seguito di questa analisi si venne ad istituire la Federal Reserve. La Fed  nasce di fatto con l'approvazione del Federal Reserve Act del 23 dicembre 1913.
La grande depressione però era solo rimandata.

B) La crisi del 1929

Dopo la prima guerra mondiale, l'economia americana viveva in un grande momento di crescita economica e benessere i consumi erano molto alti. Ancora una volta tutto ripartiva da una forte crescita immobiliare, inoltre in quegli anni si vedono numerose innovazioni tecnologiche. E tecnologie che prendevano il sopravvento dal punto di vista economico, primo fra tutte il telefono.
In borsa i corsi delle azioni crescevano, questo generava serenità e l'ottimismo era diffuso. In questa situazione niente faceva presagire la possibilità di crolli o crisi finanziarie.
Il 24 Ottobre inizia il crollo della Borsa valori di Wall Street, è il "giovedì nero" che rimarrà nella storia come l'inizio della grande crisi economica mondiale chiamata "Grande Depressione".
Soltanto negli Stati Uniti nel 1932, rispetto al 1929: la borsa aveva perso oltre l'86%, il Pil era diminuito del 55% (fame e disoccupazione imperversavano in tutto il paese e successivamente nel mondo).
L'economista americano J.K. Galbraith ha individuato diversi fattori scatenanti la crisi:
1) Cattiva distribuzione del reddito;
2) Cattiva gestione e struttura delle aziende finanziarie;
3) Cattiva struttura del sistema bancario;
4) Eccessivi prestiti a carattere speculativo;
5) Eccessivo perseguimento del pareggio di bilancio e quindi assenza di intervento statale deleterio in assenza della domanda.
6) Infine la stretta creditizia contribui ad accrescere la crisi.
Alla base della ripresa e dei risultati della politica del New Deal, varata in quegli anni dal presidente F.D. Roosevelt, c'è la Teoria Keynesiana: J.M.Keynes afferma che sono giustificabili le politiche destinate ad incentivare la domanda in periodi di disoccupazione, attraverso ad esempio lo stimolo della domanda pubblica con l'incremento della spesa pubblica. Infatti J.M.Keynes non ha fiducia della capacità del mercato lasciato a se stesso di esprimere una domanda di piena occupazione come ricordano le teorie liberiste. Lo stato in talune circostanze deve stimolare la domanda. E questo è stato uno degli elementi che hanno trainato l'economia Statunitense e Mondiale fuori dalla "Grande Depressione".

C) Le altre crisi del 900

Dopo il periodo di stabilità garantito dagli accordi di Bretton Woods, solo per citarle è utile ricordare: bolla immobiliare USA (1979), Messico (1982), Bancarotta banche locali USA (1985), Wall Street (1987), nuova bolla immobiliare negli Stati Uniti (1989), quella immobiliare giapponese (1989), di nuovo Messico (1994), Asia (1997), salvataggio del fondo Long Term Capital Management (1998).
E' interessante notare che, tra il 1975 e il 1998 il fondo monetario ha contato 212 crisi, con aumento delle frequenza negli ultimi anni a causa delle: liberalizzazioni, la velocità di contrattazione e accesso ai mercati ed infine la connessione tramite internet al mondo globale. Secondo il finanziare Soros, "Senza l'intervento delle autorità monetarie il sistema finanziario sarebbe crollato almeno 4 volte: nel 1982, nel 1987, nel 1994 e nel 1997", sempre tra i 75 e il 98. 

Le bolle nel 2000

A) La New Economy

La crisi della "New economy" è un caso di valutazione irrazionale dei prezzi delle azioni (irrational exuberance). Nel momento in cui arriva Internet nelle mani degli esperti commerciali delle aziende, si comincia a capire che c'è un grosso business possibile. Molti cominciano ad ipotizzare profitti altissimi in poco tempo.
Da quel momento l'indice Nasdaq, comincia a salire vertiginosamente in quel periodo Microsoft passa in pochi anni da un valore di 10 dollari ad azioni a 120 dollari. L'idea di realizzare grossi profitti con poco sforzo comincia a raggiungere tutti (come nella crisi dei Tulipani). In quei momenti si perse di vista tutti i segnali che il mercato lanciava, ma soprattutto le regole fondamentali della Economia (equilibri finanziari, patrimoniali e reddituali). Si ripresentavano anni dopo molti dei segni distintivi della crisi del '29, con l'aggravante della neo-globalizzazione grazie a Internet.
La bolla del World Wide Web ha infatti una particolarità rispetto a qualsiasi altra manifestazione precedente: si tratta di una self-feeding bubble, cioè di una bolla in cui l’oggetto e il mezzo della speculazione coincidono. Milioni di trader inesperti hanno investito sulle nuove tecnologie e tramite le nuove tecnologie (trading on-line) i propri capitali, generando volumi incomparabilmente superiori a quelli del passato e quindi, dopo il crack, effetti più diffusi e disastrosi.

B) Le altre crisi del 2000:

Argentina (2001): La crisi economica argentina è dovuta a tanti fattori: debito, deficit fiscale, parità con il dollaro e l'operato del FMI. Tuttavia le radici più profonde affondano nelle politiche economiche dei decenni precedenti e nei limiti strutturali che hanno caratterizzato quel paese nell'ulimo secolo. La crisi si è sviluppata su tre livelli: valutario, bancario e debitorio. Ed ha trascinato con se migliaia di risparmiatori che ci avevano visto forti possibilità di guadagno.
Fallimento Enron e Worldcom (2002): trucchi contabili, aiuti politici ed aiuti ai politici sono alla base della disastrosa gestione di Enron, Lo stesso si può dire per Worldcom, il colosso in questione truccava i bilanci, dicendo che guadagnava ma non era vero. In tutti e due casi l'esplosione dei valori contabili ed in fine il crollo sono stati causati da falso in bilancio, e dalla politica (a ricordo della Compagnia dei Mari del Sud).

C) I Mutui subprime (2008):

La crisi del 2008 parte da molto lontano. La prima grande causa è una forte deregolamentazione del sistema bancario mondiale, la deregolamentazione invece di aumentare l'efficienza ha cominciato a creare terreno fertile per questa grande crisi. Il secondo aspetto è l'eccesso di liquidità, al boom di borsa della fine degli anni 90 segue la crisi "internet", da lì la Federal Reserve interviene massicciamente sul mercato (come J.P Morgan all'inizio del secolo), riducendo i tassi dal 7% al 1% in soli 3 anni dal 2001 al 2004.
I tassi bassi consentono alle famiglie americane di indebitarsi oltre la capacità di rimborso (mutui oltre il 100%, mutui con strutture particolari, non utilizzo di parametri di riferimento nella concessione degli stessi). Nascono così i mutui subprime. Le banche si assumono progressivamente questo rischio applicando sempre più maggiori tassi. Le banche trovano il modo per nascondere i rischi e tutti ci guadagnano, in termini di rendimenti (banche), bonus (manager) e rendimenti (risparmiatori).
L'acquisto delle case incentiva il mercato immobiliare. 
Il sistema comincia a cercare nuova liquidità: Gli istituti di credito, utilizzano la tecnica della cartolarizzazione. Si emettono cioè dei titoli il cui rimborso è garantito dagli interessi dei mutui. Si offrono cosi sul mercato strumenti con rendimenti sempre più alti. Gli ABS (asset backed securities) per esempio, sono una tipologia di titoli garantiti da un bene in questo caso la casa: il rimborso è garantito dal pagamento delle rate del mutuo e dall'ipoteca sulla casa. Nel 2006 negli Usa si arriva a 2600 Mld di dollari di cartolarizzazioni.
Dal quel momento si comincia a vedere aumentare combinazione di strutture esotiche con dentro CDO e CDS.
Nascono le SIV (o SPV) società fuori bilancio che consentono di far sparire dai conti delle banche i rischi relativi alle operazioni di cartolarizzazione. Le SIV guadagnano sul differenziale dei rendimenti. Rendimenti e commissioni elevati fanno felici sia gli investitori che i collocatori.
Il tutto chiaramente sotto il "basso controllo" di autorità di vigilanza e di agenzie di rating (successivamente fortemente criticate).
Il sistema entra in crisi: tutto regge fino a che si pagano i mutui, i tassi alti e la crisi del sistema economico danno il via all'esplosione della bolla. Manca improvvisamente la liquidità, chi ha fatto il "passo più lungo della gamba" non riesce a pagare le rate del mutuo. Le case sono messe in vendita se non pignorate. Il mercato delle case a causa di un eccesso di offerta vede un tracollo dei prezzi, la bolla si sgonfia. I fondi immobiliari perdono valore.
La crisi si aggrava: le banche sono consapevoli che la situazione è sfuggita di mano, che molti titoli tossici non sono indicati nei bilanci ufficiali, questo unito alla scarsa trasparenza comincia a creare sfiducia. Nessuno può essere certo della solvibilità della controparte, cioè della banca a cui presta i capitali a breve termine. Il mercato interbancario si ingessa.
La mancanza di liquidità travolge tutto: le banche falliscono (Lehman) o vengono salvate (Morgan Stanley), le aziende non riescono ad ottenere fido o prestito e falliscono, aumenta la disoccupazione  ed il calo dei consumi successivo alimenta ancora di più la crisi.
Si corre ai ripari: I governi e le banche centrali intervengono in modo massiccio per superare la recessione e scongiurare una depressione. Nel 2009 gli Stati Uniti mettono sul piatto circa 12800 miliardi di dollari. Secondo stime del FMI la crisi del 2008 è costata in media 6,3% del Pil Mondiale nel 2008, con punte anche del 20%.
Avidità, bramosia, ingordigia:  sono i termini usati per spiegare le origini e lo svilupparsi della crisi finanziaria e le sue conseguenze sull’economia reale. 
Ritorni superiori al 20% sul capitale investito – si sente ripetere adesso - non possono essere realizzati in modo stabile senza togliere qualcosa agli stakeholder: i clienti, i dipendenti, i fornitori, il territorio... Quando l'interesse singolo prende il posto di quello della collettività, quando la "overconfidence" prende i sopravvento la crisi, la bolla speculativa è dietro l'angolo.

Conclusioni:

Di fronte alle crisi, la pretesa razionalità degli operatori economici vacilla. La teoria dei mercati efficienti non riesce a spiegare come questi subiscano l'influenza della componente irrazionale.
Già J.M Keynes aveva individuato questi comportamenti irrazionali come "Animal Spirits". Con questo termine l'economista provava a spiegare il comportamento che spinge l'individuo ad intraprendere una iniziativa imprenditoriale trovando come motivazione l'intuizione e convinzione di poter avere successo, senza necessariamente aver fatto tutte le analisi economiche e le indagini di mercato.
Qualche anno dopo questo settore è stato analizzato da diversi autori, tra cui il premio nobel Daniel Kahneman.
Come sottolinea Robert J. Shiller, “gli economisti hanno fatto sicuramente progressi nella comprensione dei mercati finanziari, ma continua a prevalere la complessità della vita reale.
Dopo aver visto che alla base c'è sempre: Speculazione, credito e manipolazione oltre che alla irrazionalità prevalente dell'investitore possiamo concludere con una domanda: Cosa ci ha insegnato tutto questo?
Potrei rispondere utilizzando il pensiero di Galbraith:"sono pochi i campi dell'attività umana in cui la storia conta così poco come nel mondo della finanza".
La Storia in pratica non dovrebbe più essere insegnata. Si insegna la Storia per evitare di commettere i soliti errori del passato, ma visto che continuiamo a ripetere gli stessi errori da secoli, vuol dire che o abbiamo poca memoria storica o Studiare storia non serve a niente e faremmo prima a dedicarci ad altro tipo di attività per esempio andare al mare. 

Internet e Bibliografia:

http://www.bancheitalia.it/economia-e-finanza/bolla-speculativa.htm
http://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/bollaspeculativa.htm
Le crisi finanziare
http://www.collegiocavalieri.it/risorse/pg08_3/06poles2008_3.pdf
http://www.progetica.it/educationonline/InvestmentProfiler/Introduzione/lxa02/02lxa02.htm
Guerra di successione spagnola
http://www.simonemariotti.com/News-file-print-sid-248.html
J.K.Galbraith
Bretton woods
I10 tracolli finanziari peggiori
La FED (federal reserve)
Il sistema della federal reserve
La grande depressione
John Maynard Keynes
La crisi dei mutui subprime
Dalla crisi dei mutui subprime alla grande crisi finanziaria
La grande crisi dal 2008 in poi

Economie di carta. Il gioco d'azzardo dei mercati finanziati, a cura di Slavazza S. 2001 MONTI editore
Oltre il capitalismo. Proposte per uscire dalla crisi sociale, ambientale ed...di Roberto Bosio.
John Maynard Keynes, The General Theory of Employment, Interest and Money, Londra, Macmillan, 1936.